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Disturbi Alimentari e Società 28.10.2017
Disturbi alimentari e società
Disturbi alimentari e società

L’alimentazione è un processo che investe molteplici dimensioni dell’esistenza umana.

Oltre ad essere un processo biologico, psicologico ed emotivo, l’atto del mangiare è anche fenomeno sociale e culturale.

L’alimentazione, infatti, è una pratica che si apprende con gli altri e che permette di sviluppare accettazione e riconoscimento reciproci.

Mangiare è un atto che si costruisce insieme agli altri sulla base di concezioni, rappresentazioni sociali e credenze.

Il cibo è mediatore delle relazioni interpersonali al punto che se qualcuno rifiuta il nostro cibo ci sentiamo rifiutati noi stessi.

È semplice comprendere come il contesto sociale influenzi il nostro comportamento alimentare.
Si pensi alla diffusione nella case degli italiani di cibi assenti fino a pochi anni fa come, ad esempio, tofu, soia e zenzero.

Tale influenza è stata documentata tramite studi e ricerche, che hanno messo in evidenza come la società non influenzi solo la nostra alimentazione, ma sia un elemento importante anche nella diffusione di comportamenti alimentari disfunzionali.

Anoressia e Bulimia sono considerate sindromi a carattere etnico.
Il comportamento sintomatico di questi disturbi, infatti, riflette la dimensione culturale in cui si sono sviluppati.

Certamente la cultura è solo una delle cause che portano alla genesi di un disturbo alimentare ma è l’elemento principale che conduce alla diffusione massiccia di queste sindromi.

Si è osservato che i Disturbi Alimentari (DCA) tendono a diffondersi in società in cui sono presenti le seguenti caratteristiche:

  • un livello di benessere economico medio-alto;

  • modelli standard della società occidentali;

  • una concezione occidentale del ruolo della donna.

Perché in una società caratterizzata da abbondanza di cibo i DCA sono così frequenti?

A tale domanda posso essere date diverse risposte.

La più semplice è che si può rifiutare o vomitare il cibo perché è presente.
È concretamente impossibile rifiutare qualcosa che non c’è, come in molti paesi dove il cibo scarseggia.

In Italia, ad esempio, è proprio nel periodo del “boom economico” che iniziano ad essere presenti, in maniera sempre maggiore, ragazze anoressiche.

L’abbondanza di cibo, inoltre, può determinare problemi di salute come diabete ed obesità.

Ed ecco che inizia il paradosso dei nostri giorni, ovvero la contemporanea presenza di due messaggi opposti, che vengono inviati alle persone ogni giorno: “compra cibo ma non mangiarlo!”.

Più il cibo diventa abbondante e disponibile per tutti, più si diffonde l’imperativo di mangiare meno poiché un consumo eccessivo può far ingrassare e quindi ammalare.

Programmi televisivi, quotidiani, riviste, ci ricordano quotidianamente l’importanza di una sana alimentazione e ci consigliano di fare attività sportiva e metterci a dieta.

Allo stesso tempo, siamo bombardati da pubblicità di cibo, ci vengono suggerite sempre nuove ricette gustose, i supermercati ci propongono confezioni sempre più grandi di prodotti che ci conducono, inevitabilmente, a mangiarne di più.

Il disturbo alimentare mette proprio in evidenza questo paradosso e l’inconciliabilità di queste due richieste che ci fa la società.

I DCA sono una protesta silenziosa contro una società schizofrenica che ci invita ad andare allo stesso tempo in due direzioni opposte.

Un altro elemento sociale collegato alla diffusione dell’anoressia e bulimia, è rappresentato dai cambiamenti avvenuti, negli ultimi decenni, nella concezione dei ruoli di maschio e femmina e della famiglia tradizionale.

Se in passato la donna era relegata all’interno del contesto domestico, con il tempo anche la donna si è potuta affacciare al mondo sociale.

Questo cambiamento ha portato le donne a doversi confrontare con l’esigenza di essere curate ed impeccabili agli occhi della società, di essere lavoratrici efficienti e, allo stesso tempo, di essere madri amorevoli e attente ai bisogni dei propri figli.

Negli anni ‘50 e ‘60 si assiste alla diffusione dell’anoressia in tutti quei paesi in cui il ruolo della donna subisce queste importanti modificazioni.

L’anoressia sembrerebbe essere stata l’unico modo che le giovani ragazze abbiano trovato per evidenziare l’impossibilità di seguire una richiesta sociale impossibile: emanciparsi in un mondo in cui era ancora irrealizzabile farlo.

Al tempo, il ruolo della donna, infatti, coincideva ancora molto con l’essere madre.

Le ragazze, smettendo di mangiare, mostrano la difficoltà di conciliare questi due ruoli.
La malnutrizione, infatti, impedisce loro di essere efficienti e di diventare madri: di fronte all’impossibilità di scelta scelgono, incosciamente, di non scegliere.

Successivamente, negli anni ’80, si è assistito all’enorme diffusione della bulimia.

Questo cambiamento di sintomatologia alimentare è stato collegato ai cambiamenti culturali avvenuti in quegli anni.

Alle donne, in maniera ufficiale, vengono riconosciuti pari diritti e dignità rispetto agli uomini ma, allo stesso tempo, continua la squalifica e il giudizio negativo sulle donne che mettono al primo posto il lavoro a discapito della famiglia.

La bulimia rappresenta proprio questa ambivalenza, questa ipocrisia culturale.
Differentemente dalle anoressiche, che ostentano apertamente il proprio disagio, le bulimiche si nascondono.

Ufficialmente si mostrano sane, efficienti ma, nel segreto della propria casa, lontane dagli sguardi, esprimono la propria difficoltà e sofferenza abbuffandosi e vomitando.

Da tutto ciò si evidenzia il ruolo che assumono i DCA nell’equilibrio psichico personale: i disturbi alimentari come paladini della soggettività della persona.

Anoressia e Bulimia sono la rivolta silenziosa contro una società che tenta di assoggettare l’essere umano all’imperativo dell’efficienza e dell’apparenza.

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Bibliografia

  • Montecchi Francesco(2009). Il cibo-mondo, persecutore minaccioso, Franco Angeli.

  • Onnis Luigi (2014). Il tempo sospeso. Anoressia e Bulimia tra individuo, famiglia e società, Franco Angeli.

  • Selvini Palazzoli, et al. (1998). Ragazze anoressiche e bulimiche. La terapia familiare, Raffaello Cortina Editore.

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